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SCANAVINO & OGGERO CONSULENZE / News / PER NON MORIRE DI LAVORO

PER NON MORIRE DI LAVORO


PER NON MORIRE DI LAVORO Condividiamo con voi un piccolo estratto del nostro libro, "PER NON MORIRE DI LAVORO", in cui spieghiamo i motivi che ci hanno spinto a scrivere questo manuale


Da molti anni in Italia ed in Europa le istituzioni emanano leggi e regolamenti, decreti attuativi, lacci e lacciuoli relativi gli aspetti di SICUREZZA e IGIENE sul lavoro, avendo come scopo quello della tutela e della salvaguardia del lavoratore, ed in generale della prevenzione. Termine questo entrato nella linguistica giuridica del lavoro con il D.lgs. 626 del 1994.

Ma nonostante ciò, gli atteggiamenti e le attenzioni degli operatori del settore, siano esse Aziende, Imprenditori, Lavoratori, Consulenti o esperti di sicurezza, e gli stessi Organi   di   Controllo   sono   state   sempre   orientate  al principio COMMAND and CONTROL. Esiste la legge ed esistono le modalità organizzative e coercitive per dover rispettare i requisiti di legge. Non c’è mai stata, ed ancora

non c’è, una piena consapevolezza della gestione del rischio.

Tutte le attività consulenziali di Valutazione dei Rischi e della formazione fino ad ora sono state orientate al mero rispetto   dei   requisiti   di   legge   ed   alla   valorizzazione economica   di   tale  mancato   rispetto   generato   dalle sanzioni, oltre ai danni collaterali sia di carattere penale, amministrativo e sociale che gravano sulle imprese.

Gli   infortuni   sul   lavoro,   indipendentemente   dalla   loro gravità, incidono pesantemente sui bilanci aziendali, sulla loro   organizzazione,   contribuendo   in   modo   ancor   più elevato a mettere in crisi il sistema Azienda. Se davvero gli imprenditori analizzassero in dettaglio nei propri bilanci quanto incidono gli oneri economici dovuti ad incidenti, infortuni e malattie professionali, allora tutto assumerebbe un risvolto ed una connotazione diversa.

Oltre a ciò le Autorità di Controllo non svolgono spesso  un ruolo Educativo o di supporto, come dovrebbero invece fare, ma il loro scopo è prettamente quello sanzionatorio orientato alla ricerca del colpevole, tout court, e di un fatturato   che   garantisca   in   modo   autoreferenziale   gli stipendi di queste ingombranti strutture. 

Motivo questo che ha comportato e sta comportando una migrazione di molte attività produttive italiane in altri paesi dove è meno complicato fare impresa e le logiche relative la sicurezza sul lavoro e la tutela dei lavoratori non sono solo un adempimento formale e burocratico ma una azione effettiva ed oggettiva.

Ma   non   è   di   questo   ultimo   aspetto   che   vogliamo interessarci, piuttosto l’analisi meno deduttiva e logica, meno oggettiva e sterile rispetto ai meri adempimenti legislativi    e    coercitivi,    che    è    quella    legato    alla CONSAPEVOLEZZA dei COMPORTAMENTI delle persone, sia dei lavoratori   che dei datori di lavoro, ovvero la responsabilità soggettiva di ognuno di noi anche rispetto ai valori e doveri più ampi e collaterali, come per esempio quelli familiari.

 

Cosa centra la famiglia ??? Molto semplice ...

 

Immaginate la telefonata che può ricevere una Moglie o una   Madre   relativamente   ad   un   evento   incidentale accaduto ad un loro caro. Ho detto volutamente Moglie e Madre perché purtroppo le statistiche indicano che la maggiore frequenza degli infortuni e delle morti sul lavoro siano relative al personale maschile.

Questo per due motivi, uno di carattere oggettivo ovvero il fatto che gli uomini lavorino in attività a più alto rischio (vedi p.es. edilizia e cantieristica), il secondo di carattere soggettivo,    le    donne    sono    molto    più    attente    e consapevoli dei rischi e pertanto maggiormente inclini e conformi a comportamenti e regole atte a salvaguardare la loro vita.

Parlando       di       CONSAPEVOLEZZA       INDIVIDUALE       e SOGGETTIVA     non     possiamo     quindi     esimerci     dal considerare   le   precise   modalità   comportamentali   dei lavoratori   nell’ambito   delle   proprie   attività   lavorative, quando   è   infatti   più   alto   il   rischio   incidentale   e   /o infortunistico. 

 

Usciremo pertanto dalla vecchia concezione coercitiva, e introdurremo il concetto del SAFETY COACH, di cui si sta iniziando a parlare anche in qualche convegno specifico in  ambito di Sicurezza ed Igiene sul Lavoro, quella figura ponte tra l’impresa, la legge ed i lavoratori che ha il compito di EDUCARE i lavoratori stessi a mettere in atto consapevolmente comportamenti sicuri e tutelanti  della propria incolumità con una visione orientata alla tutela divalori base come appunto la famiglia, ed i legami affettivi in genere.

Si tratterà quindi di un excursus basato sull’analisi dei percorsi comportamentali e psicologici e delle scelte che gli   individui   fanno   consapevolmente   e   razionalmente, abbassando quel livello di attenzione che li conduce a commettere errori, errori molto spesso banali ma con gravi conseguenze.

Quali sono quindi le leve motivazionali che spingono gli individui ad accettare consapevolmente tali rischi? Chi e che cosa spinge un individuo ad abbassare la soglia di attenzione per magari accelerare una operazione di lavoro? 

Cosa    succede    nella    mente    di    una    persona    che deliberatamente decide di non proteggersi da un fattore fisico, chimico o ambientale, compromettendo la propria vita?

 

Perché in alcuni prevale il senso di SUPERUOMO e la consapevolezza che “tanto non mi succederà nulla”?

Risponderemo a tutte queste domande fornendo anche il nostro punto di vista in qualità di esperti di Sicurezza e di Coaching che operano quotidianamente all’interno delle aziende   e   che   affrontano   giorno   per   giorno   queste problematiche in modo diretto e non solo attraverso la lettura di articoli o di qualche documento didattico pro-formazione.

L’obiettivo   infatti   è   portare   questa   consapevolezza   al livello più basso ed operativo nelle aziende evitando così che madri e mogli non abbiano più modo di ricevere telefonate di morte. Tutto   ciò   ad   una   condizione   di   carattere   generale.

Ovvero che le aziende mettano in atto tutto quel sistema di    adempimenti    legislativi    ed    organizzativi    a    tutela effettiva   dei   lavoratori,   compresa   la   formazione   e   l’informazione    degli    stessi.    Non    può    esserci    infatti consapevolezza se alla base non sono implementate ed attuate le regole generali di tutela dei diritti dei lavoratori così come sancito anche dalla nostra Costituzione e dal nostro Diritto Civile.

Tali presupposti giuridici sono dunque alla base del nostro sistema organizzativo e sono di fatto imprescindibili. L’altra faccia     della     medaglia      è     data     appunto     dal comportamento degli individui all'interno di tale sistema organizzato.

Il nostro percorso si muoverà pertanto in due direzioni distinte: da    un    lato    la    necessaria    CONSAPEVOLEZZA    dei LAVORATORI di fronte a comportamenti sicuri tutelanti della   propria   vita,   dall’altro   la   CONSAPEVOLEZZA   dei DATORI di LAVORO relativamente la volontà di mettere in atto tutte le misure tecniche, organizzative e finanziarie necessarie a tutelare la vita dei lavoratori.

Due risvolti della stessa medaglia. Certo perché a volte a morire sono anche gli stessi DATORI di LAVORO, vittime dei loro stessi comportamenti.

 
Se quanto hai letto ti è piaciuto e, soprattutto, se condividi il nostro approccio legato alla SICUREZZA SUL LAVORO, incentrato sui concetti di CONSAPEVOLEZZA e PREVENZIONE, allora il nostro libro è quello che fa per te.
 
Lo potrai acquistare, ancora per qualche giorno in promozione, cliccando QUI:
 
 


SICUREZZA SCANAVINO / News / PER NON MORIRE DI LAVORO

PER NON MORIRE DI LAVORO


PER NON MORIRE DI LAVORO

Condividiamo con voi un piccolo estratto del nostro libro, "PER NON MORIRE DI LAVORO", in cui spieghiamo i motivi che ci hanno spinto a scrivere questo manuale

Da molti anni in Italia ed in Europa le istituzioni emanano leggi e regolamenti, decreti attuativi, lacci e lacciuoli relativi gli aspetti di SICUREZZA e IGIENE sul lavoro, avendo come scopo quello della tutela e della salvaguardia del lavoratore, ed in generale della prevenzione. Termine questo entrato nella linguistica giuridica del lavoro con il D.lgs. 626 del 1994.

Ma nonostante ciò, gli atteggiamenti e le attenzioni degli operatori del settore, siano esse Aziende, Imprenditori, Lavoratori, Consulenti o esperti di sicurezza, e gli stessi Organi   di   Controllo   sono   state   sempre   orientate  al principio COMMAND and CONTROL. Esiste la legge ed esistono le modalità organizzative e coercitive per dover rispettare i requisiti di legge. Non c’è mai stata, ed ancora

non c’è, una piena consapevolezza della gestione del rischio.

Tutte le attività consulenziali di Valutazione dei Rischi e della formazione fino ad ora sono state orientate al mero rispetto   dei   requisiti   di   legge   ed   alla   valorizzazione economica   di   tale  mancato   rispetto   generato   dalle sanzioni, oltre ai danni collaterali sia di carattere penale, amministrativo e sociale che gravano sulle imprese.

Gli   infortuni   sul   lavoro,   indipendentemente   dalla   loro gravità, incidono pesantemente sui bilanci aziendali, sulla loro   organizzazione,   contribuendo   in   modo   ancor   più elevato a mettere in crisi il sistema Azienda. Se davvero gli imprenditori analizzassero in dettaglio nei propri bilanci quanto incidono gli oneri economici dovuti ad incidenti, infortuni e malattie professionali, allora tutto assumerebbe un risvolto ed una connotazione diversa.

Oltre a ciò le Autorità di Controllo non svolgono spesso  un ruolo Educativo o di supporto, come dovrebbero invece fare, ma il loro scopo è prettamente quello sanzionatorio orientato alla ricerca del colpevole, tout court, e di un fatturato   che   garantisca   in   modo   autoreferenziale   gli stipendi di queste ingombranti strutture. 

Motivo questo che ha comportato e sta comportando una migrazione di molte attività produttive italiane in altri paesi dove è meno complicato fare impresa e le logiche relative la sicurezza sul lavoro e la tutela dei lavoratori non sono solo un adempimento formale e burocratico ma una azione effettiva ed oggettiva.

Ma   non   è   di   questo   ultimo   aspetto   che   vogliamo interessarci, piuttosto l’analisi meno deduttiva e logica, meno oggettiva e sterile rispetto ai meri adempimenti legislativi    e    coercitivi,    che    è    quella    legato    alla CONSAPEVOLEZZA dei COMPORTAMENTI delle persone, sia dei lavoratori   che dei datori di lavoro, ovvero la responsabilità soggettiva di ognuno di noi anche rispetto ai valori e doveri più ampi e collaterali, come per esempio quelli familiari.

 

Cosa centra la famiglia ??? Molto semplice ...

 

Immaginate la telefonata che può ricevere una Moglie o una   Madre   relativamente   ad   un   evento   incidentale accaduto ad un loro caro. Ho detto volutamente Moglie e Madre perché purtroppo le statistiche indicano che la maggiore frequenza degli infortuni e delle morti sul lavoro siano relative al personale maschile.

Questo per due motivi, uno di carattere oggettivo ovvero il fatto che gli uomini lavorino in attività a più alto rischio (vedi p.es. edilizia e cantieristica), il secondo di carattere soggettivo,    le    donne    sono    molto    più    attente    e consapevoli dei rischi e pertanto maggiormente inclini e conformi a comportamenti e regole atte a salvaguardare la loro vita.

Parlando       di       CONSAPEVOLEZZA       INDIVIDUALE       e SOGGETTIVA     non     possiamo     quindi     esimerci     dal considerare   le   precise   modalità   comportamentali   dei lavoratori   nell’ambito   delle   proprie   attività   lavorative, quando   è   infatti   più   alto   il   rischio   incidentale   e   /o infortunistico. 

 

Usciremo pertanto dalla vecchia concezione coercitiva, e introdurremo il concetto del SAFETY COACH, di cui si sta iniziando a parlare anche in qualche convegno specifico in  ambito di Sicurezza ed Igiene sul Lavoro, quella figura ponte tra l’impresa, la legge ed i lavoratori che ha il compito di EDUCARE i lavoratori stessi a mettere in atto consapevolmente comportamenti sicuri e tutelanti  della propria incolumità con una visione orientata alla tutela divalori base come appunto la famiglia, ed i legami affettivi in genere.

Si tratterà quindi di un excursus basato sull’analisi dei percorsi comportamentali e psicologici e delle scelte che gli   individui   fanno   consapevolmente   e   razionalmente, abbassando quel livello di attenzione che li conduce a commettere errori, errori molto spesso banali ma con gravi conseguenze.

Quali sono quindi le leve motivazionali che spingono gli individui ad accettare consapevolmente tali rischi? Chi e che cosa spinge un individuo ad abbassare la soglia di attenzione per magari accelerare una operazione di lavoro? 

Cosa    succede    nella    mente    di    una    persona    che deliberatamente decide di non proteggersi da un fattore fisico, chimico o ambientale, compromettendo la propria vita?

 

Perché in alcuni prevale il senso di SUPERUOMO e la consapevolezza che “tanto non mi succederà nulla”?

Risponderemo a tutte queste domande fornendo anche il nostro punto di vista in qualità di esperti di Sicurezza e di Coaching che operano quotidianamente all’interno delle aziende   e   che   affrontano   giorno   per   giorno   queste problematiche in modo diretto e non solo attraverso la lettura di articoli o di qualche documento didattico pro-formazione.

L’obiettivo   infatti   è   portare   questa   consapevolezza   al livello più basso ed operativo nelle aziende evitando così che madri e mogli non abbiano più modo di ricevere telefonate di morte. Tutto   ciò   ad   una   condizione   di   carattere   generale.

Ovvero che le aziende mettano in atto tutto quel sistema di    adempimenti    legislativi    ed    organizzativi    a    tutela effettiva   dei   lavoratori,   compresa   la   formazione   e   l’informazione    degli    stessi.    Non    può    esserci    infatti consapevolezza se alla base non sono implementate ed attuate le regole generali di tutela dei diritti dei lavoratori così come sancito anche dalla nostra Costituzione e dal nostro Diritto Civile.

Tali presupposti giuridici sono dunque alla base del nostro sistema organizzativo e sono di fatto imprescindibili. L’altra faccia     della     medaglia      è     data     appunto     dal comportamento degli individui all'interno di tale sistema organizzato.

Il nostro percorso si muoverà pertanto in due direzioni distinte: da    un    lato    la    necessaria    CONSAPEVOLEZZA    dei LAVORATORI di fronte a comportamenti sicuri tutelanti della   propria   vita,   dall’altro   la   CONSAPEVOLEZZA   dei DATORI di LAVORO relativamente la volontà di mettere in atto tutte le misure tecniche, organizzative e finanziarie necessarie a tutelare la vita dei lavoratori.

Due risvolti della stessa medaglia. Certo perché a volte a morire sono anche gli stessi DATORI di LAVORO, vittime dei loro stessi comportamenti.

 
Se quanto hai letto ti è piaciuto e, soprattutto, se condividi il nostro approccio legato alla SICUREZZA SUL LAVORO, incentrato sui concetti di CONSAPEVOLEZZA e PREVENZIONE, allora il nostro libro è quello che fa per te.
 
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