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Responsabilitą dei preposti per un infortunio


Responsabilitą dei preposti per un infortunio

Non può essere attribuita al preposto una eventuale condotta omissiva per non avere rispettato gli obblighi di sicurezza sul lavoro laddove non si abbia la certezza che fosse a conoscenza di una prassi elusiva o che l'avesse colposamente ignorata.



Nella sentezza oggi analizzata è stato imputato del reato di lesioni colpose per l’infortunio, occorso a un lavoratore addetto al reparto macelleria, il responsabile di un supermercato nella sua qualità di preposto di fatto essendo assente per ferie il capo del reparto specifico.

La Corte di Cassazione, in considerazione del fatto che lo stesso aveva assunto l’incarico di responsabile dell’esercizio commerciale solo da pochi giorni e non aveva quindi avuto modo di venire a conoscenza di una prassi scorretta invalsa nel reparto che aveva portato a un evento infortunistico, ha sostenuto che non può essere ascritto al preposto una eventuale condotta omissiva nel non avere rispettato gli obblighi di sicurezza sul lavoro previsti dall’art. 19 del D. Lgs. n. 81/2008 laddove non si abbia la certezza che lo stesso fosse a conoscenza di una prassi elusiva o che l'avesse colposamente ignorata.
 
Questa è stata la ragione quindi per cui la suprema Corte, applicando il principio della inesigibilità della condotta lecita, ha annullata senza rinvio la sentenza di condanna dell’imputato perché il fatto non costituisce reato.
 

L'infortunio

Mentre il lavoratore era intento a suddividere in tante fette un pezzo unico di lombo di maiale della lunghezza di circa un metro, servendosi della macchina sega-ossi, aveva urtato la lama con la mano sinistra così procurandosi una ferita lacero-contusa al primo dito di detta mano, con lesione parziale dell'estensore comportante l'impossibilità di attendere alle ordinarie occupazioni per 139 giorni.

 

La sentenza in Tribunale e Corte d'appello

La Corte d'Appello ha confermato quanto il tribunale aveva dichiarato. Ovvero: il responsabile di un supermercato colpevole del reato di cui all'art. 590 c.p., commi 1, 2, 3 e art. 583 c.p., comma 1, n. 1), perché, in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro (art. 19, comma 1, lett. a del D. Lgs. n. 81 del 2008), non aveva provveduto a sovrintendere e vigilare affinché un dipendente utilizzasse i mezzi di protezione collettivi di una macchina sega-ossi in conformità alle istruzioni d'uso del fabbricante.
 
 

Corte di cassazione

Avverso la sentenza della Corte di Appello l’imputato ha ricorso alla Cassazione. 

La causa dell'infortunio andava individuata, secondo il ricorrente, nel mancato utilizzo, da parte del lavoratore, di una protezione presente sul macchinario. La Corte territoriale inoltre non aveva tenuto presente che lui aveva assunto l'incarico di direttore del punto vendita, composto di molti reparti e di altrettanti capi reparti, soltanto cinque giorni prima dell'infortunio per cui non aveva considerato che era da escludere che rivestendo il ruolo di direttore potesse avere contezza della lavorazione svolta in ogni singolo reparto del supermercato. Non aveva tenuto presente altresì che ogni settore dell’esercizio commerciale aveva un capo reparto e che inoltre non gli era mai stato segnalato il mancato utilizzo del presidio di protezione della macchina sega ossi.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto fondato dalla Corte di Cassazione. La stessa ha evidenziato che la persona offesa, addetta al reparto macelleria del supermercato, sentita in dibattimento, aveva riferito che l'elusione dei dispositivi di protezione, di cui pure quella specifica macchina era dotata, era una prassi inveterata da diverso tempo, atteso che, a suo dire, questi dispositivi ostacolavano i movimenti necessari al taglio dei pezzi di carne più piccoli. Lo stesso aveva altresì detto di non aver segnalato tale difficoltà, ma che tutti ne erano a conoscenza e si comportavano alla stessa maniera.

La veste di " preposto di fatto" che il giudice di Appello aveva attribuito all’imputato, attesa l'assenza per ferie del preposto incaricato,non ha costituito di per sé prova né della conoscenza né della conoscibilità, da parte dello stesso, di prassi comportamentali, più o meno ricorrenti, contrarie alle disposizioni in materia antinfortunistica.

E' pur vero, ha così proseguito la Sez. IV, che il preposto è soggetto agli obblighi di cui all’art. 19 del citato D. Lgs. n. 81 del 2008, ma un'eventuale condotta omissiva al riguardo, non può essergli ascritta laddove non si abbia la certezza che egli fosse a conoscenza della prassi elusiva o che l'avesse colposamente ignorata. 
 
Tag:sicurezza sul lavoro, preposto, preposto di fatto, infortunio sul lavoro
 
 
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